Dopo mesi nello spazio il cervello degli astronauti risulta spostarsi

Il volo spaziale trasforma il corpo — e soprattutto il cervello

Chi trascorre lunghi periodi nello spazio torna letteralmente con un cervello diverso: gli studi dimostrano che l'organo si sposta fisicamente all'interno della scatola cranica.

Una nuova ricerca condotta sugli astronauti rivela che la permanenza in microgravità deforma e riposiziona il cervello. Non si tratta di variazioni trascurabili, ma di spostamenti misurabili in zone fondamentali per il movimento, la sensibilità tattile e l'equilibrio. Tutto ciò solleva interrogativi importanti in vista delle future missioni verso la Luna e Marte.

Fluttuare sembra divertente, ma il corpo paga un prezzo alto

Le immagini delle stazioni spaziali mostrano astronauti che si muovono senza peso con apparente leggerezza. Dietro quella scena idilliaca, però, si nascondono trasformazioni fisiche profonde: i muscoli si atrofizzano, le ossa perdono densità e i fluidi corporei migrano verso la parte superiore del corpo. Ora le scansioni cerebrali confermano che anche il cervello si sposta dalla sua posizione naturale.

I ricercatori hanno analizzato le risonanze magnetiche di 26 astronauti che avevano trascorso da alcuni mesi fino a circa un anno sulla Stazione Spaziale Internazionale. Per ciascuno erano state acquisite immagini poco prima del lancio e nuovamente dopo il rientro sulla Terra.

Sovrapponendo digitalmente le scansioni con estrema precisione, gli scienziati sono riusciti a calcolare minuscoli spostamenti nelle diverse regioni cerebrali. In questo modo è emerso con chiarezza cosa accade al cervello quando la gravità viene a mancare per un periodo prolungato.

Durante un viaggio spaziale, il cervello scivola verso l'alto e verso la parte posteriore della scatola cranica. Più lunga è la missione, maggiore risulta lo spostamento.

Pochi millimetri di spostamento, ma in uno spazio ristretto fanno una grande differenza

Le scansioni hanno evidenziato uno schema ricorrente e ben definito. In microgravità, il cervello si muove:

  • verso la volta cranica, cioè in direzione superiore
  • verso la parte occipitale, cioè all'indietro
  • leggermente verso la linea mediana, a partire da entrambi i lati

Negli astronauti rimasti nello spazio per circa un anno, alcune aree cerebrali si sono spostate di oltre due millimetri. Può sembrare poco, ma nello spazio limitato della scatola cranica si tratta di uno spostamento considerevole. Le vie nervose e la circolazione del liquido cerebrospinale devono quindi adattarsi di conseguenza.

I ricercatori hanno esaminato oltre cento regioni cerebrali distinte. Le aree più sensibili alle nuove condizioni ambientali sono risultate quelle legate al movimento e al tatto. Le strutture di entrambi gli emisferi si sono avvicinate alla linea mediana, riducendo la distanza tra i due lati del cervello.

Studi precedenti avevano difficoltà a rilevare questi fenomeni perché misuravano cambiamenti globali. Gli spostamenti di regioni che si muovono in direzioni opposte tendono a compensarsi nelle analisi più grossolane, rendendosi invisibili. Il nuovo metodo basato su un allineamento preciso della scatola cranica ha permesso invece di rendere visibili pattern molto più sottili.

Cosa succede quando gli astronauti tornano sulla Terra?

Dopo l'atterraggio, il corpo riprende a confrontarsi con la gravità terrestre e anche il cervello avvia un processo di riadattamento. Le scansioni di controllo mostrano che gran parte delle deformazioni si riduce nell'arco di sei mesi.

Il cervello riprende gradualmente la sua posizione originale. Tuttavia, uno spostamento tende a persistere più a lungo degli altri: quello verso la parte posteriore della scatola cranica. La spiegazione probabile è che la gravità terrestre agisce prevalentemente verso il basso, non dall'avanti all'indietro.

Questo lento "recupero oscillante" si allinea perfettamente con ciò che gli astronauti riferiscono in prima persona. Nei primissimi giorni dopo il rientro, molti faticano a mantenere l'equilibrio. Stare fermi in piedi o camminare in linea retta diventa improvvisamente un'operazione sorprendentemente complessa. Questo fenomeno è strettamente collegato alle modifiche che interessano le regioni cerebrali deputate al movimento, all'equilibrio e all'orientamento nello spazio.

Nessun disturbo grave, ma effetti chiari e misurabili

Al momento i ricercatori non rilevano sintomi allarmanti come cefalee persistenti o gravi deficit di memoria. Gli spostamenti cerebrali sembrano associarsi principalmente a:

  • alterazioni dell'equilibrio immediatamente dopo il rientro
  • difficoltà temporanee nella coordinazione motoria e nell'orientamento spaziale
  • un processo di recupero graduale che si completa nell'arco di diversi mesi

Questi risultati aprono scenari nuovi e complessi per la pianificazione delle missioni di lunga durata. Comprendere come il cervello umano risponde all'assenza prolungata di gravità è oggi considerato uno degli obiettivi prioritari della medicina spaziale.

Author

  • Camilla Boniardi è una content creator e autrice italiana, conosciuta per i suoi contenuti ironici e autentici legati alla vita quotidiana. Nei suoi materiali condivide riflessioni, piccoli lifehack pratici ed emotivi, oltre a consigli su relazioni, routine e benessere. Il suo stile spontaneo e diretto la rende particolarmente vicina al pubblico.

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