I cani intelligenti imparano nuove parole semplicemente ascoltando le conversazioni umane

Cani che apprendono le parole come farebbero i bambini piccoli

Mentre pensi che il tuo cane presti attenzione soprattutto al tono della tua voce, una nuova ricerca rivela che alcuni esemplari costruiscono silenziosamente un vero e proprio vocabolario.

I ricercatori hanno osservato che un piccolo gruppo di cani riesce ad acquisire nuove parole semplicemente stando ad ascoltare conversazioni tra esseri umani, senza che nessuno si rivolga direttamente a loro o giochi con loro. I risultati si avvicinano in modo sorprendente a quelli registrati nei bambini di circa diciotto mesi.

Cani con un vocabolario da bambini in età prescolare

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Science, si concentra su un gruppo ristretto di cani dotati di un vocabolario di giocattoli eccezionalmente ampio. Questi animali, definiti dai ricercatori "Gifted Word Learners" (GWL), conoscono talvolta centinaia di nomi di oggetti da gioco e sono in grado di recuperarli da un'altra stanza su semplice richiesta.

La scoperta chiave è questa: alcuni di questi cani imparano parole nuove semplicemente trovandosi nella stanza mentre due persone conversano tra loro. Nessun contatto visivo diretto, nessun premio, nessun gesto indicativo verso un giocattolo. Il cane se ne sta tranquillo nel suo cestino o dietro una rete, e ascolta.

In sette cani su dieci esaminati, nel circa 80 percento dei casi il collegamento tra la parola nuova e il giocattolo nuovo era corretto, basandosi esclusivamente sull'ascolto passivo.

Questo meccanismo di apprendimento assomiglia da vicino a quello studiato nei bambini di circa diciotto mesi, i quali sono già capaci di acquisire parole nuove osservando due adulti che parlano tra loro e guardano o indicano un oggetto.

Come era strutturato l'esperimento

Prima fase: apprendimento diretto con il proprietario

Per costruire un confronto valido, il team di ricerca ha progettato tre tipi di prove distinte. Nella prima condizione, definita "diretta", il proprietario interagiva attivamente con il cane.

  • Il proprietario mostrava al cane un giocattolo nuovo.
  • Per poco più di un minuto pronunciava ad alta voce il nome dell'oggetto.
  • Seguivano tre minuti di gioco senza ripetere il nome.
  • Dopo una pausa di venti minuti, il cane veniva lasciato libero di muoversi.
  • L'intera sequenza veniva ripetuta più volte nell'arco di quattro giorni.

In totale, ogni cane sentiva la parola nuova per otto minuti complessivi. Dopodiché doveva recuperare il giocattolo corretto da una collezione posta in un'altra stanza. In questa condizione di apprendimento classico, il tasso di successo si aggirava intorno al 90 percento.

Seconda fase: ascolto passivo di una conversazione

La seconda prova si basava sull'ascolto passivo. La struttura temporale con giocattoli e blocchi di tempo rimaneva identica, ma stavolta due persone parlavano tra loro — non con il cane. Discutevano dei giocattoli, ne pronunciavano i nomi, li prendevano in mano e li rimettevano a posto. Il cane osservava, ma nessuno si rivolgeva a lui.

I ricercatori hanno vigilato scrupolosamente su ogni possibile segnale involontario diretto al cane: nessuna voce allettante, nessuno sguardo, nessun cenno. Eppure i risultati si sono rivelati quasi altrettanto buoni dell'addestramento diretto, con circa l'80 percento di scelte corrette.

Per rendere i test ancora più impegnativi, al cane veniva chiesto di scegliere il giocattolo nuovo corretto tra due oggetti sconosciuti e nove già appresi in precedenza. Questo riduce la possibilità di indovinare per caso e dimostra se la parola è stata davvero memorizzata.

Terza fase: parola e oggetto non visibili contemporaneamente

In una terza prova, i ricercatori hanno verificato se i cani riescono ad associare una parola a un giocattolo che non è visibile nel momento in cui viene pronunciato il nome. Gli animali vedevano prima l'oggetto, poi questo veniva nascosto, e solo successivamente veniva nominato.

Nonostante questa difficoltà aggiuntiva, cinque cani su otto sono riusciti a stabilire correttamente l'associazione. Questo suggerisce che nella mente dell'animale si forma un'immagine mentale che persiste anche quando il giocattolo è fuori dalla vista. Il legame tra parola e oggetto non dipende quindi esclusivamente da ciò che il cane percepisce in quel preciso istante.

Non tutti i cani sono geni del linguaggio

I ricercatori sottolineano con forza che queste capacità non sono affatto la norma. Per verificarlo, hanno ripetuto alcune parti dello studio con dieci Border Collie ordinari, privi di qualsiasi addestramento precedente sui nomi dei giocattoli.

In questi cani il comportamento era chiaramente diverso. Quando effettuavano una scelta, tendevano a prendere gli oggetti nuovi indipendentemente dal nome pronunciato, rivelando curiosità verso qualcosa di sconosciuto piuttosto che vera comprensione delle parole. Sul piano statistico, le loro prestazioni non erano migliori di una scelta casuale.

Mentre i cani dotati linguisticamente costruiscono qualcosa che assomiglia a un dizionario privato, i cani comuni sembrano rispondere soprattutto a tono, gesti e routine, non tanto alle singole parole.

I cani GWL coinvolti nello studio erano stati individuati in precedenza attraverso il progetto Genius Dog Challenge. Alcuni di loro conoscono già più di cento nomi di giocattoli. Sono stati documentati casi di cani capaci di apprendere fino a dodici nuove associazioni parola-oggetto a settimana, mantenendo queste informazioni per oltre due anni.

Cosa rende questi cani così straordinari?

Un dato curioso: sebbene i Border Collie siano la razza più rappresentata nel gruppo dei geni del linguaggio, nello studio comparivano anche altri esemplari, tra cui un Labrador, un Pastore Tedesco e un Blue Heeler. Questo indica che la razza da sola non è il fattore determinante.

I ricercatori ritengono che concorrano diversi elementi:

  • Predisposizione innata — alcuni cani sembrano semplicemente più veloci nel creare associazioni mentali.
  • Ambiente di vita — i proprietari che parlano e giocano molto con il proprio cane offrono più opportunità di esercizio.
  • Motivazione sociale — i cani estremamente orientati verso il proprio umano prestano maggiore attenzione ai segnali sottili.
  • Memoria — una buona memoria a lungo termine fa la differenza tra capire momentaneamente e ricordare davvero.

La ricercatrice Shany Dror paragona la situazione al mezzo di trasporto: una bicicletta e un'automobile portano entrambe a destinazione, ma il motore e la velocità sono molto diversi. Allo stesso modo, i cani comuni e quelli dotati linguisticamente si assomigliano nel comportamento di base, ma sotto il cofano funziona un sistema cognitivo completamente diverso.

Cosa ci dice tutto questo sul linguaggio umano e sull'evoluzione

Lo studio tocca una domanda più profonda: quali abilità sociali esistevano già prima che il linguaggio umano si sviluppasse? Se i cani — una specie del tutto diversa — utilizzano strategie di apprendimento simili a quelle dei bambini piccoli, è probabile che esistano meccanismi condivisi e radicati in modo più antico.

I cani GWL si sono dimostrati capaci di comprendere parole anche quando l'oggetto corrispondente non era visibile. Questo richiede diverse competenze specifiche:

  • Memoria degli oggetti — una parola resta associata a un oggetto che non si vede.
  • Capacità empatica — il cane intuisce l'argomento della conversazione anche senza indicazioni dirette.
  • Attenzione al contesto sociale — chi parla con chi, su quale argomento, con quali oggetti nelle vicinanze.
  • Filtraggio del rumore — tra tutti i suoni della casa, la parola rilevante viene selezionata e memorizzata.

Queste stesse abilità si ritrovano nei bambini piccoli. Dal punto di vista evolutivo, questo rafforza l'idea che il linguaggio umano sia costruito su fondamenta sociali e cognitive più antiche, condivise con altri mammiferi. I cani vivono fianco a fianco con gli esseri umani da migliaia di anni, e gli esemplari più capaci di leggere i segnali umani hanno goduto di un vantaggio adattivo, il che potrebbe aver favorito lo sviluppo di queste straordinarie capacità.

Cosa significa tutto questo per il rapporto con il tuo cane?

Significa forse che ogni cane di casa ascolta di nascosto tutte le parole che si dicono in salotto? No. La maggior parte dei cani non sembra possedere le capacità linguistiche estreme descritte nello studio. Tuttavia, ricerche precedenti mostrano che molti cani combinano parole singole e intonazione in qualcosa di significativo.

Chi desidera offrire al proprio cane maggiori stimoli linguistici può provare a:

  • usare sempre lo stesso nome per ciascun giocattolo;
  • adottare comandi brevi e fissi;
  • fare molto gioco interattivo pronunciando ad alta voce il nome del giocattolo;
  • creare momenti di esercizio tranquilli, lontani dal caos delle situazioni familiari più animate.

Anche se il tuo cane non diventerà mai un genio del linguaggio, questo tipo di approccio rafforza il legame tra uomo e animale. Il cane capisce meglio cosa intendi, e tu diventi più sensibile ai segnali sottili che lui ti restituisce: postura del corpo, sguardo, piccoli suoni.

Per i ricercatori, questo studio offre una solida base per testare altre specie animali con metodi simili. Si pensi ai pappagalli, ai maiali o ai mammiferi marini. Se anche altre specie risultassero capaci di apprendere parole o etichette semplicemente ascoltando, il confine tra "linguaggio umano" e "comunicazione animale" si sposterebbe ancora una volta in modo significativo.

Author

  • Camilla Boniardi è una content creator e autrice italiana, conosciuta per i suoi contenuti ironici e autentici legati alla vita quotidiana. Nei suoi materiali condivide riflessioni, piccoli lifehack pratici ed emotivi, oltre a consigli su relazioni, routine e benessere. Il suo stile spontaneo e diretto la rende particolarmente vicina al pubblico.

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