Il “mattone vivente” svizzero con alghe assorbe CO₂ e si ripara da solo

Un materiale da costruzione che respira insieme alla città

Immagina una città in cui gli edifici non si limitano a consumare poca energia, ma partecipano attivamente alla purificazione dell'aria e al raffreddamento del clima. Non è fantascienza: i ricercatori svizzeri hanno sviluppato qualcosa di straordinario.

Si tratta di un materiale edilizio vivo, dalla sfumatura verde, basato su alghe microscopiche capaci di catturare la CO₂ dall'atmosfera, mineralizzarsi progressivamente e diventare sempre più resistente nel tempo.

Dalle alghe a una pietra che si forma da sola

Questo innovativo materiale nasce dai laboratori dell'ETH di Zurigo, una delle più prestigiose università tecniche al mondo. Il cuore del progetto è un mattone morbido a base acquosa, denso di micro-organismi che funzionano esattamente come le alghe. Attraverso la fotosintesi, questi minuscoli esseri trasformano la luce solare e la CO₂ in ossigeno e in minerali solidi, simili al calcare.

Il risultato è affascinante: il materiale si comporta inizialmente quasi come un muschio vivente, per poi indurirsi gradualmente man mano che si "pietrifica" dall'interno. La CO₂ catturata rimane intrappolata in quello strato minerale per anni, potenzialmente per decenni.

Il mattone cresce, respira e si consolida da solo, sottraendo continuamente CO₂ all'aria che circonda l'edificio.

Durante i test in laboratorio, il materiale ha mantenuto le sue proprietà per oltre 400 giorni, fissando circa 26 milligrammi di CO₂ per grammo di materiale. Un rendimento nettamente superiore rispetto a molti altri metodi biologici di cattura del carbonio.

Batteri antichissimi come nuova tecnologia climatica

Cosa fanno esattamente questi micro-organismi?

I ricercatori utilizzano i cianobatteri, comunemente chiamati alghe azzurre. Sono tra le forme di vita più antiche del pianeta, attive da oltre tre miliardi di anni. La loro capacità principale è la fotosintesi: con la luce del sole, l'acqua e la CO₂ producono ossigeno e zuccheri.

In questo contesto, però, fanno qualcosa di ancora più interessante. Una parte della CO₂ assorbita non viene semplicemente immagazzinata nelle loro cellule, ma viene convertita in minerali solidi. Funzionano come minuscole fabbriche di pietra: ogni micro-organismo contribuisce a costruire uno scheletro interno che rende il materiale sempre più duro.

  • La CO₂ atmosferica viene assorbita dai cianobatteri
  • Una parte alimenta la crescita degli organismi stessi
  • Un'altra parte si trasforma in minerali simili al calcare
  • Questi minerali riempiono il materiale, rendendolo più solido e rigido

La crescita batterica si arresta dopo circa un mese, ma i minerali rimangono stabilmente all'interno dell'elemento costruttivo. In questo modo si crea uno stoccaggio duraturo del carbonio, senza bisogno di impianti complessi né di alte temperature.

L'idrogel come habitat ideale per la fotosintesi

La "casa" di tutti questi micro-organismi è un idrogel: un materiale gelatinoso, spugnoso e trasparente, ricco d'acqua. La sua struttura porosa permette a luce, CO₂ e nutrienti di circolare liberamente, creando le condizioni perfette per la fotosintesi.

Il gel può essere stampato con una stampante 3D praticamente in qualsiasi forma: pannelli, archi, ornamenti o persino moduli completi di facciata. I ricercatori hanno calibrato con cura lo spessore e la struttura dei pori, affinché la luce penetri in profondità nel materiale garantendo al contempo una solidità sufficiente per l'impiego sugli edifici.

La stampa 3D permette di creare un materiale da costruzione che è allo stesso tempo tecnicamente preciso nella forma e biologicamente attivo nel comportamento.

Dalla facciata morta alla pelle respirante dell'edificio

Facciate che assorbono CO₂ come alberi adulti

L'obiettivo è utilizzare questo materiale vivente come strato esterno degli edifici. Non come muri portanti completi, ma sotto forma di pannelli, rivestimenti di facciata o elementi decorativi capaci di "inspirare" direttamente l'aria esterna.

Durante una mostra di architettura a Venezia, il team di ricerca ha presentato colonne a forma di tronco d'albero, realizzate con il nuovo materiale. Una singola colonna può fissare fino a 18 chilogrammi di CO₂ all'anno, una quantità paragonabile all'assorbimento annuo di un pino di circa vent'anni.

Combinando più elementi insieme, un intero edificio potrebbe comportarsi come una piccola "foresta urbana". Nei quartieri densamente costruiti, dove lo spazio per veri alberi è scarso, questo tipo di tecnologia di facciata potrebbe diventare uno strumento concreto per ridurre la CO₂ locale.

Caratteristica Materiale da costruzione vivente
Stoccaggio CO₂ Tramite fotosintesi e conversione in minerali
Resistenza strutturale Aumenta con la formazione progressiva di minerali
Consumo energetico Molto basso, funziona principalmente con la luce solare
Applicazioni Pannelli di facciata, elementi decorativi, strutture 3D sperimentali

Autoriparo e lunga durata nel tempo

Finché i cianobatteri dispongono di umidità, luce e nutrienti sufficienti, il materiale è in grado di ripararsi autonomamente. Le piccole crepe o i danni superficiali vengono progressivamente richiusi dai minerali di nuova formazione, allungando la vita utile del materiale e riducendo i costi di manutenzione.

Nel corso dei 400 giorni di test, il materiale non solo è diventato più robusto, ma ha assunto una tonalità sempre più intensa di verde. Questo fenomeno riflette la crescita e l'attività degli organismi al suo interno. In una vera applicazione su facciata, il colore potrebbe variare in base alle stagioni, alle condizioni di luce e all'umidità ambientale.

La biotecnologia accelera la cattura della CO₂

La versione attuale utilizza cianobatteri nella loro forma naturale, ma i progettisti stanno già valutando possibili modifiche genetiche. Rendendo la fotosintesi più efficiente o accelerando la mineralizzazione, la stessa quantità di materiale potrebbe catturare ancora più CO₂ ogni anno.

Esistono però delle complessità da affrontare. L'impiego di organismi geneticamente modificati all'aria aperta solleva interrogativi legittimi su sicurezza, normativa e accettazione pubblica. Per questo i ricercatori procedono con gradualità, partendo da piloti su piccola scala in condizioni rigorosamente controllate.

Una sfida pratica riguarda i nutrienti necessari ai batteri. Negli esperimenti in laboratorio, gli scienziati hanno utilizzato una soluzione salina sintetica simile all'acqua di mare, ricca di sali e minerali. Per le applicazioni reali su edifici, sarà necessario progettare un sistema in grado di mantenere disponibili questi nutrienti nel o attraverso il materiale, senza richiedere interventi di manutenzione continui.

L'edilizia verde si avvicina a fabbriche di CO₂ a energia zero

Rispetto agli impianti industriali di cattura della CO₂, questo materiale funziona con un consumo energetico straordinariamente basso. Nessun potente ventilatore, nessuna pressione elevata, nessun riscaldamento a centinaia di gradi. La luce solare e l'aria ambiente fanno la maggior parte del lavoro.

Questo lo rende perfettamente complementare ad altre misure climatiche. Non sostituirà certo i grandi emettitori come le acciaierie o gli aeroporti, ma può svolgere un ruolo aggiuntivo prezioso nelle città, nei campus universitari o lungo le infrastrutture. Si pensi, ad esempio, a barriere antirumore autostradali che fungano contemporaneamente da filtri viventi per la CO₂.

Per gli architetti si apre un nuovo orizzonte creativo. I materiali possono fare molto di più che sostenere o isolare. Una facciata può diventare parte integrante della strategia climatica di un intero comune. Un nuovo stadio o complesso di uffici potrebbe calcolare fin dalla prima pietra quanta CO₂ rimuoverà attivamente dall'aria circostante ogni anno.

Cosa significa tutto questo per i cittadini e la pianificazione urbana

Per i residenti, un materiale edilizio vivente solleva domande pratiche concrete: come si mantiene una simile facciata, manterrà un aspetto gradevole nel tempo, e cosa succede se si secca durante un'estate particolarmente calda? I ricercatori prevedono che saranno necessari sistemi di irrigazione automatica o di raccolta integrata dell'acqua piovana, analogamente a quanto avviene con i tetti verdi.

Un vantaggio importante è che il principio è scalabile: elementi di piccole dimensioni possono essere testati prima su padiglioni isolati o installazioni temporanee. Solo una volta compreso come il materiale si comporta nei diversi climi, l'applicazione su grandi complessi residenziali e commerciali diventerà una scelta naturale.

Per urbanisti e responsabili politici emerge uno strumento aggiuntivo, da affiancare a parchi, alberi e requisiti energetici per le nuove costruzioni. Le facciate viventi possono essere integrate con pannelli solari, tetti verdi e ventilazione naturale, creando un pacchetto edilizio che non solo riduce le emissioni, ma contribuisce attivamente a rimuovere la CO₂ già presente nell'atmosfera.

Chi si occupa di ristrutturazione sostenibile o di edilizia circolare farà bene a tenere d'occhio questi materiali bio-based. Non si tratta solo di guadagni climatici: c'è anche una dimensione estetica ed esperienziale. Un edificio che vive visibilmente e cambia nel tempo rende tangibile l'impatto delle misure climatiche per chiunque gli passi accanto.

Author

  • Camilla Boniardi è una content creator e autrice italiana, conosciuta per i suoi contenuti ironici e autentici legati alla vita quotidiana. Nei suoi materiali condivide riflessioni, piccoli lifehack pratici ed emotivi, oltre a consigli su relazioni, routine e benessere. Il suo stile spontaneo e diretto la rende particolarmente vicina al pubblico.

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