Un ricercatore giapponese vuole raccogliere energia dalle onde con una “trottola intelligente” in mare

Un'enorme fonte di energia ancora quasi del tutto inesplorata

Mentre le turbine eoliche e i pannelli solari proliferano ovunque, esiste una risorsa energetica colossale che resta largamente intatta: la forza del mare. Le onde che si susseguono senza sosta nascondono un potenziale enorme, ma finora nessuno è riuscito a sfruttarlo davvero su larga scala.

Un ricercatore giapponese è convinto di aver trovato il modo per cambiare questa situazione. La sua idea? Una struttura galleggiante che assomiglia molto più a una trottola sull'acqua che a una piattaforma energetica tradizionale.

Una trottola rotante come centrale elettrica in mezzo al mare

Lo studio in questione è stato pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Fluid Mechanics ed è firmato da Takahito Iida, specialista di architettura navale presso l'Università di Osaka. La sua proposta è un sistema galleggiante che sfrutta un giroscopio per trasformare il movimento ondulatorio del mare in elettricità.

Il concetto si chiama GWEC: Gyroscopic Wave Energy Converter, ovvero un convertitore giroscopico di energia ondosa. Non si tratta di un'idea del tutto nuova, ma Iida porta questo approccio a un livello teorico di rendimento decisamente superiore rispetto al passato.

I calcoli di Iida dimostrano che il suo progetto potrebbe, in teoria, convertire fino al 50 percento dell'energia cinetica delle onde in energia elettrica.

Questa percentuale è notevole perché si avvicina molto a un limite fisico ben preciso che vale per questo tipo di sistemi. Nessun dispositivo galleggiante e oscillante su una superficie d'acqua piatta può estrarre più di circa la metà dell'energia contenuta in un'onda che passa.

Come funziona un convertitore giroscopico di energia ondosa

Un GWEC è, in sostanza, una grande scatola galleggiante al cui interno ruota rapidamente un volano collegato a un generatore. Il cuore del meccanismo risiede nell'effetto giroscopico prodotto da questo volano.

  • Le onde fanno rollare e beccheggiare la struttura in mare.
  • Il giroscopio tende a mantenere il proprio asse di rotazione e "resiste" a quel movimento.
  • Questa resistenza genera forze all'interno del dispositivo.
  • Tali forze vengono convertite in corrente elettrica tramite un sistema meccanico e un generatore.

Il meccanismo chiave si chiama precessione: un oggetto in rotazione reagisce perpendicolarmente alla forza che gli viene applicata. Nel GWEC, questa reazione trasversale viene sfruttata per estrarre potenza utile dal moto ondoso.

Perché i progetti precedenti non hanno mai decollato

I sistemi giroscopici per l'energia ondosa esistono già dagli anni 2000. Ricercatori del Politecnico di Torino, ad esempio, lavorarono al progetto ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter), sviluppando unità galleggianti capaci di generare corrente dal mare. Eppure questi dispositivi non riuscirono quasi mai a raggiungere una fase operativa concreta.

Il problema principale è la natura estremamente variabile dell'oceano. Le onde cambiano continuamente in altezza, direzione, periodo e forma. Molti dei progetti più vecchi erano ottimizzati per un unico tipo predominante di onda, e appena il mare si comportava diversamente il rendimento calava drasticamente.

È un po' come installare un pannello solare piatto sul tetto senza mai orientarlo verso il sole. Quando l'angolo è perfetto funziona alla grande, ma per il resto del tempo si spreca capacità preziosa.

La svolta: un sistema che si adatta quando il mare cambia

Iida affronta direttamente questo problema fondamentale attraverso un modello matematico basato sulla teoria lineare delle onde, che considera le onde come oscillazioni abbastanza regolari e prevedibili. Non è una rappresentazione perfettamente realistica, ma è sufficientemente accurata per calcolare il comportamento del GWEC nelle diverse condizioni.

Dalle sue simulazioni emerge una filosofia progettuale chiara. Due parametri devono essere regolati in modo continuo in base alle condizioni del momento:

Parametro Funzione Perché dinamico?
Velocità di rotazione del volano Determina l'intensità della risposta giroscopica alle onde Onde piccole e lente richiedono impostazioni diverse rispetto a onde alte e ripide
Resistenza del generatore Regola quanta energia meccanica viene convertita in elettricità Troppa resistenza blocca il movimento, troppo poca lascia sfuggire energia

Regolando questi due parametri in tempo reale, il rendimento teorico rimane vicino al 50 percento anche quando le condizioni ondose cambiano significativamente.

Mentre i sistemi precedenti erano "bloccati" su un tipo specifico di mare, il progetto di Iida funziona come un cambio automatico intelligente. L'hardware rimane lo stesso, ma le impostazioni si adattano continuamente alle condizioni esterne.

Il limite del 50 percento — e il tentativo di superarlo

Quella soglia del 50 percento non è un obiettivo arbitrario. Rappresenta un limite fisico noto per i dispositivi che oscillano su una superficie d'acqua piana sotto l'effetto delle onde. È paragonabile al limite di Betz nell'eolico: le turbine a vento non possono estrarre più di circa il 59 percento dell'energia del vento, perché altrimenti il flusso d'aria si bloccherebbe.

Un convertitore di energia ondosa non potrà mai raggiungere un rendimento del 100 percento, nemmeno con la tecnologia più avanzata immaginabile. L'obiettivo è avvicinarsi quanto più possibile a quel limite in condizioni reali, ben diverse da quelle di un'onda perfettamente regolare in una vasca di laboratorio.

Su questo fronte il modello di Iida si comporta bene, ma con alcune riserve importanti. Quando viene alimentato con onde irregolari, asimmetriche e più realistiche, il rendimento scende, soprattutto in condizioni di mare mosso. Il salto verso l'oceano reale è tutt'altro che semplice.

Un'idea speculativa: la forma asimmetrica per abbattere il limite

Iida avanza anche un'ipotesi più audace: il limite del 50 percento potrebbe valere soltanto per strutture simmetriche. Per questo motivo intende esplorare anche un progetto in cui la struttura galleggiante abbia forme diverse sui due lati.

Una piattaforma asimmetrica potrebbe interagire con le onde in modo più complesso. Secondo la sua ipotesi, questo potrebbe consentire di aggirare parzialmente il limite fisico noto, estraendo una quota leggermente maggiore di energia da ogni onda.

Per ora si tratta di idee puramente teoriche: non è ancora stato varato alcun prototipo per verificarle nella realtà.

Gli ostacoli ancora da superare

Fino a questo momento il progetto esiste quasi esclusivamente sotto forma di modelli matematici e simulazioni al computer. Nessun GWEC funzionante è stato ancora testato in mare aperto. E anche qualora la teoria si rivelasse corretta, restano diversi ostacoli pratici tutt'altro che trascurabili.

Le perdite energetiche interne al sistema

Un giroscopio non rimane in rotazione da solo. Per mantenere alta la velocità del volano, il sistema deve consumare energia in modo autonomo. Queste perdite "interne" non sono ancora state pienamente integrate nei modelli attuali.

Se le perdite dovute ad attrito, cuscinetti ed elettronica di controllo risultassero troppo elevate, andrebbero a erodere una parte significativa dell'elettricità prodotta. In uno scenario estremo, il consumo potrebbe addirittura superare la produzione.

A tutto questo si aggiungono altri fattori pratici rilevanti:

  • l'usura provocata dall'acqua salata, dalle tempeste e dalle onde violente
  • i costi di manutenzione e la difficoltà di accesso agli impianti galleggianti
  • la sicurezza per la navigazione e l'impatto sull'ecosistema marino
  • l'affidabilità a lungo termine in condizioni meteorologiche estreme

Tutti questi aspetti determineranno se un GWEC potrà mai diventare qualcosa di più di un modello interessante su una rivista scientifica.

Il passo successivo: test in vasca e in mare aperto

Nonostante le incertezze, Iida ha già pianificato test fisici. Prima su piccola scala in vasche sperimentali con onde controllate, poi eventualmente con un prototipo vero in mare. Questi esperimenti dovranno stabilire se la regolazione dinamica della velocità del volano e della resistenza del generatore funziona nella pratica con la stessa efficacia dimostrata nelle simulazioni.

Per gli esperti del settore energetico, questi test sul campo sono fondamentali. Solo allora si potrà osservare come il sistema si comporta in presenza di onde davvero caotiche, con mari incrociati, raffiche di vento e correnti. Sarà anche il momento per tracciare per la prima volta un bilancio energetico realistico: quanta corrente serve per tenere il sistema in funzione, e quanta ne rimane disponibile in uscita?

L'energia ondosa accanto al vento e al sole: opportunità e limiti

Se un sistema giroscopico come questo dovesse rivelarsi efficace, l'energia ondosa potrebbe conquistare un posto interessante accanto all'eolico e al fotovoltaico. Le onde sono meno dipendenti dalla luce del giorno, e in molte zone costiere risultano abbastanza prevedibili nel breve periodo.

In prospettiva potrebbe emergere una combinazione vincente: piattaforme galleggianti sotto costa per raccogliere energia dalle onde, parchi eolici offshore più al largo, e grandi distese di pannelli solari sulla terraferma. Questo mix renderebbe il sistema elettrico più robusto, poiché nessuna fonte verrebbe meno contemporaneamente alle altre.

Perché questa tecnologia diventi davvero interessante per aziende e governi alla ricerca di nuove fonti rinnovabili, dovrà però soddisfare alcune condizioni precise:

  • un rendimento stabile ed elevato in condizioni di mare variabile
  • costi di installazione e manutenzione contenuti
  • una durata di vita sufficiente a ripagare gli investimenti
  • norme chiare in materia di tutela ambientale, pesca e navigazione

Per chi non ha familiarità con l'ingegneria energetica, vale la pena ricordare che un giroscopio funziona essenzialmente come una trottola: rimane in equilibrio finché gira abbastanza velocemente. Questa stabilità viene qui sfruttata in modo ingegnoso per trasformare la forza caotica e oscillante del mare in un movimento regolare e controllato, utile per azionare un generatore.

Se il progetto giapponese dovesse funzionare davvero come previsto dai modelli, si aprirebbe all'orizzonte un modo del tutto nuovo di produrre elettricità. Niente pale rotanti, niente pannelli: soltanto oggetti silenziosi che galleggiano sull'oceano, trasformando il moto eterno delle onde nella corrente che alimenta le nostre case.

Author

  • Camilla Boniardi è una content creator e autrice italiana, conosciuta per i suoi contenuti ironici e autentici legati alla vita quotidiana. Nei suoi materiali condivide riflessioni, piccoli lifehack pratici ed emotivi, oltre a consigli su relazioni, routine e benessere. Il suo stile spontaneo e diretto la rende particolarmente vicina al pubblico.

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