Il Giappone vuole costruire un anello solare intorno alla Luna per fornire energia quasi infinita alla Terra

Un progetto spaziale che sembra fantascienza ma è serissimo

Gli ingegneri giapponesi stanno lavorando a una centrale energetica extraterrestre: un gigantesco anello di pannelli solari attorno alla Luna, progettato per rifornire la Terra di elettricità giorno e notte, senza interruzioni.

Il livello di fantascienza è altissimo, eppure il piano è tutt'altro che visionario nel senso negativo del termine. La grande corporation edilizia giapponese Shimizu Corporation vuole realizzare una fascia di pannelli solari larga chilometri lungo l'equatore lunare. Questa struttura catturerebbe energia solare in modo continuo e la trasmetterebbe verso la Terra tramite fasci energetici, rendendo inutili le centrali a carbone e petrolio.

Cosa vuole costruire esattamente il Giappone sulla Luna

Oltre dieci anni fa, Shimizu presentò il cosiddetto concetto di Luna Ring: una cintura di pannelli solari che si estende per circa 6.800 miglia — oltre 10.000 chilometri — lungo l'equatore lunare. In certi punti la fascia sarebbe larga alcuni chilometri, in altri arriverebbe fino a 400 chilometri di larghezza.

Queste dimensioni non sono casuali. La Luna è priva di atmosfera, nuvole e fenomeni meteorologici. La luce solare vi giunge praticamente senza ostacoli e, lungo l'equatore, una porzione della cintura è sempre illuminata. Mentre i pannelli terrestri non producono nulla di notte e rendono meno con il cielo coperto, questa fascia lunare potrebbe funzionare 24 ore su 24, sette giorni su sette.

Secondo Shimizu, una centrale solare sulla Luna potrebbe produrre fino a venti volte più energia rispetto a un impianto equivalente sulla Terra.

Stando a Tetsuji Yoshida, responsabile della divisione di consulenza spaziale di Shimizu, se tutta l'energia prodotta sulla Luna venisse effettivamente immessa nelle reti terrestri, la Terra non avrebbe più bisogno di bruciare carbone, petrolio o biomasse.

Come arriva l'energia dalla Luna alla tua presa di corrente

Può sembrare quasi magico: elettricità lunare nelle nostre case. Eppure il progetto si basa su tecnologie che esistono già separatamente, e il funzionamento è logico passo dopo passo.

Dalla polvere lunare alla rete elettrica: il processo completo

  • Le celle solari disposte lungo l'equatore lunare catturano la luce solare e la convertono in elettricità.
  • Cavi sotterranei trasportano la corrente verso impianti situati sul lato della Luna rivolto verso la Terra.
  • Questi impianti convertono l'elettricità in potenti fasci di microonde e laser ad alta energia.
  • I fasci vengono diretti verso grandi stazioni riceventi distribuite sulla superficie terrestre.
  • Sulla Terra, antenne speciali chiamate rectenna captano le microonde e le riconvertono in elettricità utilizzabile.

Questa corrente può essere immessa direttamente nella rete, ma Shimizu ha già pensato oltre. Una parte dell'energia potrebbe essere impiegata per elettrolizzare l'acqua e produrre idrogeno, da utilizzare come combustibile o come mezzo di stoccaggio nei periodi di bassa domanda. Nella visione dell'azienda, la fascia lunare diventerebbe il motore di una società alimentata principalmente a idrogeno.

Robot, polvere lunare e un cantiere senza precedenti

La vera sfida non riguarda i pannelli solari in sé, ma la costruzione. Raggiungere la Luna, consegnare materiali pesanti e lavorare in sicurezza per anni: nessun progetto edilizio esistente si avvicina minimamente a questa complessità.

I robot fanno il lavoro pesante, gli umani supervisionano

Shimizu intende affidare la maggior parte delle operazioni a robot controllati dalla Terra, capaci di lavorare ininterrottamente su compiti come:

  • livellamento della superficie lunare
  • scavo di trincee per cavi e fondamenta
  • posizionamento e allineamento dei pannelli solari
  • costruzione e manutenzione degli impianti di produzione

Un piccolo gruppo di astronauti dovrebbe supportare i robot, intervenire in caso di guasti e installare componenti critici. La presenza umana resterebbe però deliberatamente ridotta, poiché la permanenza prolungata sulla Luna è rischiosa e straordinariamente costosa.

Costruire con la polvere lunare al posto del cemento

Per evitare di dover lanciare razzi carichi di materiali da costruzione, Shimizu vuole sfruttare al massimo le risorse già presenti sulla Luna. Lo strato superficiale del suolo lunare, chiamato regolite, è composto da composti ossidici che si prestano bene alla lavorazione.

Secondo Shimizu, la polvere lunare può essere trasformata in materiali simili al cemento, ceramiche, fibre di vetro e persino in componenti delle stesse celle solari.

Portando idrogeno dalla Terra, sarebbe possibile produrre acqua e ossigeno direttamente dal suolo lunare, riducendo enormemente i costi e il peso dei lanci. Unità di fabbrica semoventi scorrerebbero lungo l'equatore, lavorando i materiali locali e installando nuovi pannelli in modo continuo durante il loro avanzamento.

Il conto astronomico: chi pagherà mai tutto questo?

Sul foglio di carta tutto suona impressionante, ma un problema emerge su tutti gli altri: il costo. Quanto denaro sia effettivamente necessario, nemmeno Shimizu osa dirlo. Yoshida stesso ammette che non esiste ancora una stima seria dei costi.

L'economista giapponese Masanori Komori definisce l'idea affascinante, ma finanziariamente irrealizzabile nel breve periodo. Secondo lui, il Giappone farebbe meglio a concentrarsi su alternative già disponibili, come l'energia geotermica proveniente dalle aree vulcaniche, molto più economica e tecnicamente assai più semplice da implementare.

Oltre alla costruzione, anche la tecnologia di trasmissione deve essere scalata enormemente. Dirigere con precisione fasci di microonde e laser attraverso i circa 384.000 chilometri che separano la Terra dalla Luna richiede un margine di errore che non è mai stato raggiunto su questa scala. A tal fine sarebbero necessarie installazioni di ricezione sulla Terra capaci di mantenere i fasci perfettamente orientati.

A che punto è il progetto Luna Ring oggi

Quando i piani originali furono presentati, attorno al 2011, la cintura lunare rimase essenzialmente un concept sul sito web di Shimizu. Non ci fu alcun sostegno ufficiale da parte di agenzie spaziali come JAXA o NASA, nessun budget e nessuna tabella di marcia concreta. L'idea comparve in alcune pubblicazioni scientifiche, ma senza generare passi concreti.

Il disastro nucleare di Fukushima nel 2011 cambiò momentaneamente il clima. Con decine di reattori fermi, la domanda di fonti energetiche alternative si fece più urgente. In quel contesto il Luna Ring ricevette improvvisamente maggiore attenzione nei media e in politica, anche se senza impegni concreti o investimenti effettivi.

Negli anni più recenti non sono emersi aggiornamenti pubblici di rilievo. Yoshida resta tuttavia ottimista: sottolinea che tutti i componenti necessari esistono già separatamente — pannelli solari, robot, trasmissione a microonde e tecnologia laser. Il vero salto sta nel integrarli e scalarli per il funzionamento su un altro corpo celeste.

Perché diversi paesi guardano alla Luna come fonte di energia

Il Giappone non è l'unico paese a considerare la Luna come risorsa energetica. Anche Cina e Stati Uniti stanno conducendo ricerche sull'energia solare nello spazio. Il grande vantaggio è evidente: nessuna dipendenza dal meteo, nessun consumo di suolo prezioso in aree densamente popolate e un'esposizione solare praticamente costante.

Per i paesi che oggi dipendono fortemente dai combustibili fossili, un impianto di questo tipo potrebbe rappresentare, nel lungo termine, un modo per conciliare la sicurezza energetica con gli obiettivi climatici. La domanda rimane: i progetti spaziali diventeranno sufficientemente economici e sicuri in tempo utile, rispetto ad alternative come l'eolico offshore, lo stoccaggio su larga scala e la produzione di idrogeno sulla Terra?

Cosa significherebbe per l'energia, la tecnologia e i rischi

Se una cintura solare lunare diventasse mai realtà, il dibattito sulla politica energetica cambierebbe radicalmente. I sistemi energetici diventerebbero molto più globali e centralizzati, con poche enormi fonti che alimentano interi continenti. I paesi sarebbero meno dipendenti da giacimenti di gas o petroliere proprie, ma diventerebbero più vulnerabili a infrastrutture complesse e fragili nello spazio.

Resta poi la questione della sicurezza. Fasci di microonde e laser potenti abbastanza da alimentare intere città non devono assolutamente colpire aree abitate per errore. Per questo motivo sono necessarie approfondite ricerche su sistemi di sicurezza, spegnimento automatico e accordi internazionali sull'uso e la supervisione di tali tecnologie.

Per ora, il Luna Ring è soprattutto un'idea-guida. Costringe politici, scienziati e aziende energetiche a ragionare ben oltre la prossima turbina eolica o centrale a gas. Nella realtà concreta, pannelli solari migliorati, batterie accessibili, stoccaggio di idrogeno e reti intelligenti sulla Terra continueranno a sostenere la maggior parte della transizione energetica sostenibile nel prossimo futuro.

Chi studia il progetto di Shimizu si accorge però che non si tratta di fantasia pura. Si basa su tecnologie esistenti, integrate con robotica avanzata e conoscenza della geologia lunare. Studenti di ingegneria aerospaziale, esperti di energia e imprenditori utilizzano già concetti come questo come banco di prova per calcolare cosa è fisicamente possibile, cosa è economicamente realizzabile e dove si trovano le lacune tecnologiche più grandi da colmare.

Author

  • Camilla Boniardi è una content creator e autrice italiana, conosciuta per i suoi contenuti ironici e autentici legati alla vita quotidiana. Nei suoi materiali condivide riflessioni, piccoli lifehack pratici ed emotivi, oltre a consigli su relazioni, routine e benessere. Il suo stile spontaneo e diretto la rende particolarmente vicina al pubblico.

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